“IL PUNTO ROSSO”- Angelo Capobianco  By

“IL PUNTO ROSSO”- Angelo Capobianco

“Il cerchio, che utilizzo così tanto nell’ultimo periodo, a volte può essere definito nient’altro che romantico. Il romanticismo futuro è davvero profondo, bello, significativo, e rende felici, è un pezzo di ghiaccio in cui brucia una fiamma.” (Wassily Kandinsky)

Il “Punto Rosso” è la passione, da qui tutto nasce e finisce, l’origine dell’universo e il corso della vita di ogni essere vivente.
Attraverso lo studio e l’elaborazione emozionale delle forme geometriche l’artista esprime la sua interpretazione simbolica della creazione.
L’esperienza personale ha ben definito alcuni concetti predominanti come quello che solo pochi sono in grado di lasciare un segno di sé nell’universo.
La forma del cerchio, prediletta da Kandisnsky nelle sue ultime opere, è il simbolo ricorrente che Angelo Capobianco riprende in più punti sulla tela, con diversi colori e accezioni che ne caratterizzano il significato; è la vita stessa fatta di gioco, casualità e abilità ma anche di mistero che rappresenta la parte oscura che c’è in ognuno di noi; è il sole,l’energia, la luce che tutto irradia.
Accanto al cerchio egli accosta tanti semicerchi, relegandoli al ruolo di flussi interrotti come le vite troppo brevi o quelle vissute a metà, sinonimo di una condizione di prigionia interiore, di limiti imposti da altri o al contrario di esistenze dedite al lusso, al divertimento e all’ottenimento del tutto e subito, mancanti di un aspetto meno superficiale, ed infine rappresentazioni del sogno.
Le linee, alcune più nette, altre più sbiadite sono i solchi sulle mani e raccontano passato, presente e futuro; tutte tendono all’ignoto, verso una fine conclamata ma affidata poi alle singole scelte della fede e della speranza dei credenti, racchiusa nelle piramidi, nella parte bassa del quadro.
Al centro la falce si oppone alla speranza ed è pronta a tagliare via i sogni e la vita.
Le influenze esterne sono triangoli appuntiti, l’antenna un potere occulto a cui è difficile sottrarsi; ma poi c’è sempre il mare con il suo senso di libertà e di infinito, dove è bello perdersi, dove tutti possono incontrarsi e ritrovare la via seguendo la luce di un faro in lontananza.