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“INVISIBLE” – Alan Bianchi

“Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida …, Era imbacuccato dalla testa ai piedi …, L’unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso.”
(dal libro “L’uomo Invisibile” di Herbert George Wells)

Una forma che ha in sé altre forme; materiali sovrapposti e imposti l’uno all’altro, uniti in un corpo rigido che di giorno cerca di confondersi e di notte, quando tutto intorno è buio esce allo scoperto per mostrare il suo cuore, la propria anima fatta di ombre, un puzzle di emozioni nel loro intimo accendersi, un po’ alla volta.
“Invisible” è la ricerca di un timido dialogo introspettivo tra l’artista e quello che lo circonda, seguito da un approccio drammatico e sereno allo stesso tempo, nei confronti di ciò che realmente è visibile e ciò che invece si nasconde dentro di sé e negli altri.
Con quest’ultima opera Alan Bianchi esprime un bisogno di libertà e di verità ancora prigionieri della “forma”, sia fisica che intellettuale, la sua mite ribellione nei confronti dell’omologazione sociale da una parte e la rivalutazione del singolo dall’altra.