IN EXTREMIS – Christer Karlstad  By

IN EXTREMIS – Christer Karlstad

“Ha una sua solitudine lo spazio,solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita”.
(Emily Dickinson)

L’atmosfera è rarefatta, il paesaggio è la natura nella sua interezza, un bosco lontano dalle città, incontaminato e segreto.
La corteccia di un albero come riparo, un letto di foglie come giaciglio, l’acqua di un fiume che scorre nel silenzio e raccoglie note di malinconia.
I bambini dormono e forse sognano, gli adulti lottano contro forze misteriose e sperano di trovare una via per la salvezza.
Nel frattempo cade la neve e l’aria è soporifera, il tempo è sospeso e l’animo riposa; poi arriva una timida primavera che sveglia il cuore e muove le cose.
Il ritmo è lento,i corpi sembrano statue di sale immobilizzate nell’attimo di maggior sforzo; azione e staticità si fronteggiano come il bene e il male.
Dualismo e inadeguatezza permeano le opere di Christer Karlstad colmando il suo bisogno di intimismo profondo; egli si appropria della solitudine umana facendone un ritratto incisivo, che affonda le mani nel nostro stomaco fino al cervello.
Colpisce il suo modo di guardare oltre il presente con un senso di angoscia che lascia spazio a conflitti interiori di immane valenza espressiva.
Diversamente, il genere umano ha ancora la possibilità di ritrovare un’identità perduta, la forza di affrontare i miti dell’esistenza.
C’è ancora una via da percorrere risalendo archetipi comuni, una strada che passa attraverso la terra e i suoi elementi.
La caduta e poi l’ascesa, il sonno e poi il risveglio.